Pensieri di uno specchio in un bagno pubblico #Coronavirustime

Dalla finestra di fronte intravedo un concentrato di bianco attraversato da piccole note di azzurro; penso sia il cielo. Io all’aperto non ci sono mai stato, mi hanno condotto qui tanti anni or sono su un camion, in una scatola, il cielo non l’ho visto mai. Certo l’ho sentito citare spesso, pare si trovi in cima ad ogni cosa; gli umani lo invocano frequentemente, gli attribuiscono un potere divino e consolatorio. Io credo invece sia solo un soffitto, niente di misterioso, un semplice soffitto.
Non mi ero mai soffermato troppo a lungo a guardare fuori dalla finestra in questi anni, per mancanza di tempo, credo. Troppe file, innumerevoli volti da rispecchiare, tutto molto frenetico e sviante. Ora invece sono giorni che non si vede nessuno, non so dove si siano cacciati tutti. Forse avranno chiuso il bagno o addirittura la città che ci ospita. Non so. Qualche giorno fa ho visto due ragazze, indossavano guanti di plastica e mascherine. Immagino fossero delle infermiere o anche dei medici. Si sono lavate insistentemente le mani, e non si sono avvicinate molto l’una all’altra. Mai vista tanta attenzione all’igiene nella mia vita, onestamente.
Questa umanità è strana: siamo passati da folle di gente impazzita a questo silenzio.
Ho atteso Faustina, ma niente. È da più di due settimane che non si vede neanche lei.
In questi anni mi è capitato di non sopportare gli umani, non che ora abbia imparato ad amarli improvvisamente, intendiamoci, ma ad essere sincero un po’ mi mancano con la loro invadenza, con tutto il casino che si portano dietro. Sento la nostalgia di tutta quella varietà di pelli, di labbra, di occhi; di quelle facce che rifletto e che cambiano espressione al mio cospetto, vorrei rivedere ancora le loro risate e i loro fiumi di lacrime. Mi manca addirittura Faustina, con le sue urla isteriche, e Ramona con le sue alitate di alcool. Mi mancano gli amici della notte, quelli che usavano questa fogna per ripararsi dal freddo, ma dove siete finiti tutti?
Ma non è che vi siete estinti?
Non credo sia in atto una guerra, non si sente mica sparare, le battaglie comportano un carico assordante di rumore. Ed io non sento niente da giorni lì fuori. Può essere che si siano inventati un’altra forma di guerra, una guerra tacita, fredda, invisibile, loro queste bestialità a volte le fanno. Non sarà mica che si saranno inventati un gioco del silenzio di massa? Se in palio poi ci fosse un monte-premio importante, venali come sono, parteciperebbero tutti di buon grado.
Comunque non so se vi stiate autopunendo o se abbiate reso l’aria talmente irrespirabile da non potere più uscire di casa, non so dove vi siate cacciati tutti, ma una cosa consentitemi di dirvela: tornate!
Questo soffitto azzurro è insostenibile senza di voi.

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